..... ricordando Ermanno

 

Fino agli ultimi giorni, nonostante i gravi problemi di salute, è sempre stato presente all’Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, del cui consiglio direttivo faceva parte dal 1975.

Ermanno Baffico, partigiano della classe 1925, assessore al patrimonio del comune di Genova dal 1971 al 1975 e consigliere comunale, sotto le insegne del Pri, fino al 1985, se ne è andato ieri, dopo una vita spesa per l’affermazione dei valori e degli ideali della Resistenza.

Baffoni alla Peppone, sguardo burbero solo in apparenza, Ermanno Baffico celava in realtà il sorriso di un ragazzo, rivelatore di un animo disponibile, affabile, sempre pronto alla bonaria battuta pungente e all’incontro. Una schietta e asciutta personalità, di chi amava chiamare le cose per il loro nome e disdegnava, proprio per questo, i giri di parole, le frasi ad effetto, la prosa retorica dei tanti personaggi che affollano, al giorno d’oggi, spazi televisivi e pagine dei quotidiani e siedono in importanti sedi istituzionali. Campioni di un dire molto per non dire nulla, maestri in uno studiato divagare per non giungere mai al cuore del problema.

Lui, invece, non aveva avuto esitazioni, quel fatidico 8 settembre 1943, quando gli italiani furono chiamati alla scelta più difficile e lacerante della loro storia: quale Italia servire? Con chi schierarsi? Cosa fare?

L’ex studente alla facoltà di economia e commercio dell'università di Genova, arruolato nel gennaio 1943 dalla Marina militare, disconobbe la legittimità della Repubblica sociale italiana e si rifiutò di continuare la guerra di Mussolini al fianco dei tedeschi: renitente ai bandi di Salò, Baffico iniziò a prendere contatti con gli esponenti del Partito repubblicano genovese, entrando successivamente a far parte, con i nomi di battaglia “Mano” e “Pacian”, della  3ª brigata Sap Mazzini, in qualità di vicecomandante del distaccamento Valbisagno.

Impegnato a garantire i collegamenti fra le formazioni di montagna e le brigate cittadine e a raccogliere preziose informazioni e notizie sui movimenti delle truppe nazifasciste, il 23 aprile 1945 fu tra i protagonisti dell’azione che portò alla resa del comando tedesco dislocato a San Siro di Struppa, tassello di quel Piano A elaborato dalle forze resistenziali che due giorni dopo avrebbe costretto il generale Günther Meinhold, comandante tedesco della piazza di Genova, a firmare la resa nelle mani dei partigiani prima dell’arrivo degli Alleati. Caso unico in tutta Europa.

Lavoratore nel settore portuale, nel dopoguerra Baffico avrebbe continuato il suo impegno civile e politico che da sempre si era ispirato ai valori di un repubblicanesimo che faceva tesoro della grande eredità mazziniana e di un europeismo che negli anni Cinquanta, in piena Guerra fredda, era patrimonio solo di poche e profetiche coscienze.

Assessore e consigliere comunale a Palazzo Tursi, Baffico contribuì a portare dentro le verbose stanze del potere un pragmatismo e una concretezza che erano andate affinandosi nel corso della dura lotta resistenziale, esperienza in grado di segnare un’intera esistenza e di forgiare la personalità.

E proprio alla Resistenza e ai suoi valori Baffico ha dedicato gli ultimi decenni della sua vita, rivestendo un ruolo fondamentale nella vita dell’Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea e collaborando strettamente con il suo presidente, Raimondo Ricci, alla realizzazione di numerosi convegni, iniziative, attività editoriali.

                                                   

Paolo Battifora - Il Secolo XIX del 25 Gennaio 2008