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Ripercorrendo la storia dell’Occidente,
si rimane colpiti nel constatare come gli ebrei siano sempre stati
oggetto di un disprezzo e una discriminazione le cui radici si possono
già individuare nell’infuocata omiletica dei Padri della Chiesa che, nei
primi secoli dell’era volgare, erano soliti bollare i giudei, per citare
Gregorio di Nissa, come “assassini del Signore e dei profeti, strumenti
del diavolo, razza di vipere, sinedrio di demoni”. «Anzitutto – osserva Anna Foa - va sottolineato come per secoli gli ebrei abbiano rappresentato l’unica minoranza nell’Europa cristiana: disprezzati, in quanto ritenuti collettivamente responsabili di deicidio, secondo gli insegnamenti della Chiesa dovevano vivere in uno stato di subordinazione. Nel Medioevo contro di loro vennero mosse accuse di omicidio rituale e intere comunità ebraiche stanziate sul Reno vennero massacrate al passaggio dei crociati diretti in Terrasanta. Dopo secoli di discriminazioni, l’emancipazione, frutto della Rivoluzione francese, avrebbe dovuto rendere l’ebreo un cittadino come tutti gli altri, consentendogli finalmente di godere degli stessi diritti». Ma ben diversamente andarono le cose nell’Ottocento, secolo in cui un’accozzaglia di suggestioni estetiche, spiritualiste, esoteriche, filosofiche e pseudoscientifiche fece assumere allo stereotipo ebraico “dimensioni metafisiche” (G. L. Mosse), accreditando l’approssimarsi di un epocale scontro tra il principio del Bene e quello del Male, dal cui esito sarebbero dipese le sorti della stessa civiltà: «l’emancipazione degli ebrei venne vista come una ingiustizia religiosa e un sovvertimento dello stesso ordine naturale delle cose. Fu in questo contesto culturale che poté diffondersi quell’antisemitismo biologico che sarebbe poi stato a fondamento dell’ideologia nazista».
Al giorno d’oggi nessuno più sostiene
che gli ebrei avvelenino i pozzi, si introducano nelle chiese per
profanarne l’ostia, tema ispiratore di una celebre pala di Paolo Uccello
conservata nel Palazzo Ducale di Urbino, oppure rapiscano e uccidano i
bambini cristiani durante la settimana di Pasqua per fabbricare azzime
col loro sangue, macabra credenza foriera della santificazione di Simone
da Trento, supposto martire, nel 1475, della perfidia ebraica: eppure
pregiudizi e calunnie contro gli ebrei continuano a sussistere. «Dotati
di una loro continuità storica, i pregiudizi tendono a riemergere, basti
pensare al luogo comune secondo il quale tutti gli ebrei sarebbero
ricchi». Anche in assenza dell’oggetto: la storia e la ricerca sociologica ci rivelano come si possano nutrire sentimenti antisemiti senza aver mai conosciuto un solo ebreo, in quanto «l’antisemitismo è una mitologia che per svilupparsi non ha bisogno degli ebrei reali. Dove sono mancati i rapporti tra ebrei e cristiani spesso lo stereotipo ha prosperato, mentre laddove questa frequentazione si è verificata nel quotidiano la presenza concreta dell’ebreo ha impedito astratte e negative simbolizzazioni».
Postisi, una volta dischiuse le porte
del ghetto e venuta meno la condizione di minorità, l’annoso dilemma
dell’identità – cos’è l’ebraismo? una religione, una civiltà, un popolo?
-, tema quanto mai complesso e sfuggente «su cui sono stati versati
fiumi di inchiostro e non riducibile, secondo il mio parere di ebrea
laica, ad una univoca e fissa definizione», in questi ultimi decenni gli
ebrei sono stati spesso accusati di indulgere in un eccessivo
vittimismo: «pur ammettendo che possa esserci qualcosa di vero, è
decisamente strano accusare di vittimismo un popolo che in Polonia e
Olanda ha perduto rispettivamente il 90% e l’85% dei suoi membri,
subendo uno sterminio quasi totale. Una parola infine sulla scuola, «in grado di giocare un ruolo fondamentale nell’educazione dei giovani. E’ stupefacente constatare come ancora al giorno d’oggi, non solo tra gli studenti ma anche tra gli insegnanti, persista una ignoranza abissale sulla Shoah e relative responsabilità italiane. E duro a morire, presso l’opinione pubblica, è il mito degli italiani brava gente e la corrispondente idea che la colpa per tutto ciò che è successo, deportazione degli ebrei italiani compresa, sia attribuibile ai soli tedeschi». Paolo Battifora
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