Genova
5 novembre 2005
ore 14.30

Comando militare Regione Liguria - Largo Zecca 2

Cefalonia 1943

Valore e sacrificio della Divisione Acqui
 

 Enti promotori:

Consiglio regionale della Liguria

  

Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea

Comando militare
Regione Liguria

Centro culturale Terralba

con il patrocinio di

Comune di Genova                     Provincia di Genova
 

Saluto di Giacomo Ronzitti,
(presidente del Consiglio regionale della Liguria)

Saluto degli Enti promotori

Gli eccidi di Cefalonia e Corfù
Giorgio Rochat 
(
Università di Torino)

Cefalonia dal punto di vista tedesco
Gerhard Schreiber
(collaboratore scientifico dell’ufficio storico dell’esercito tedesco di Friburgo)

Testimonianze

Amos Pampaloni
(
comandante della Divisione Acqui, medaglia d’argento al v. m.)

Antonio Sanseverino
(
presidente dell’Associazione nazionale Divisione Acqui)

Graziella Bettini
(vice-presidente dell’Associazione nazionale Divisione Acqui)

Luigi Zendri
(
medaglia d’argento al v. m.)

Marcello Venturi
(
autore di "Bandiera bianca a Cefalonia")

Graziella Bettini
(vice-presidente dell’Associazione nazionale Divisione Acqui)

 Dibattito

Vladimiro Settimelli        e              Franco Manziti   
(direttore di "Patria indipendente”)                     (capo redattore di "Repubblica")

dialogano con
 Giorgio Rochat, Gerhard Schreiber
e i testimoni della vicenda di Cefalonia


Conclusioni

Enrico Mocellin
(generale di brigata, Comando militare Regione Liguria)

Raimondo Ricci
Presidente Ilsrec



All’indomani dell’8 settembre 1943 sull’isola greca di Cefalonia e su quella di Corfù, situate nel mar Ionio, si consumò la più efferata strage di militari italiani della seconda guerra mondiale.
In seguito ad una fiera resistenza armata che impegnò per più giorni le forze armate tedesche, oltre 5mila furono, tra ufficiali e soldati semplici, gli uomini della Divisione Acqui al comando del generale Gandin che, per esplicito ordine di Hitler, vennero barbaramente fucilati dopo essersi arresi in spregio ad ogni convenzione internazionale di guerra sul trattamento dei prigionieri.
Il bilancio finale delle vittime (circa 10mila) fu ulteriormente aggravato dal naufragio di alcune navi tedesche che stavano trasportando i prigionieri italiani.
Un eroico sacrificio, quello della Divisione Acqui, che per un lungo periodo è andato soggetto a un colpevole oblio, sia da parte delle istituzioni che della storiografia, e che solo in anni recenti è progressivamente riemerso alla coscienza collettiva.

                     

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