Dal diario di
don Pietro Zuccarino, parroco di Voltaggio nell'aprile del 1944
8 aprile. È Sabato Santo... Ma l'anima
mentre gode queste gioie spirituali sente tutto il peso della barbarie nemica.
C'è per il paese, terrificato e minacciato d'incendio e di sangue
un movimento di macchine che portano Ufficiali e Autorità tedesche
e italiane. Si prevede che deve succedere qualcosa di grave. Al dopo pranzo
si preparano bene in Seminario, secondo il solito, i locali che devono ricevere
la benedizione del Signore. Il Rettore ha già cominciato la cerimonia,
ha benedetto i locali in alto di due camerate, quando improvvisamente viene
chiamato dal Rev. Arciprete e dal Commissario Prefettizio che lo informano
della decisione del Tribunale tedesco per la fucilazione di Otto partigiani
e lo pregano di andare ad assisterli in quel tremendo momento.
Il Rettore sospende la benedizione della casa,
depone la stola e la cotta, ed immediatamente si porta con essi in Municipio
per ricevere ordini ed impetra dal Comandante la Piazza di potersi associare
in quel delicato ufficio il Rev. Padre Spirituale per aver più
comodità di poter esercitare meglio il suo Ministero a conforto dei
giustiziandi, data la brevità del tempo loro concesso a questo scopo.
A stento ottenuto questo, i due sacerdoti si avviano al Cimitero, luogo fissato
per la condanna.
Passa solenne il gruppetto, degli Otto partigiani
scortati dal plotone di esecuzione, dalla caserma dei carabinieri attraverso
il paese. La popolazione, rinchiusa nelle case, non comprende bene, ma al
passaggio dei sacerdoti intravvede che vi è qualche cosa di funereo
in quel corteo ed èimpietrita dal dolore. Arrivati al Cimitero
l'oltrepassano di poco e si dirigono nel campo sotto-stante. I giustiziandi
sono messi in riga, con le spalle al muro del Cimitero. Pochi passi di fronte
alloro si schierano Otto tedeschi armati di fucile. Più indietro assistono
gli altri soldati tedeschi di scorta.
Si permette ai sacerdoti di avvicinare i giovani
eroi. Il Rettore addoloratissimo fa comprendere la loro tristissima sorte
e chiede se desiderano il conforto della Religione. Tutti la chiedono
ardentemente. In quel supremo loro dolore come apprezzavano le gioie sante
di Dio! Su tutti scese il conforto del Sangue di Cristo e le loro anime
riconciliate col Signore si trovarono più pure per il loro olocausto
e al bacio del Crocifisso si sentirono più forti e generosi nei loro
sacrificio. Il Rettore si portò poi ai Comandante dei Plotone per
implorare ancora una volta clemenza per essi, ma invano.
Raccolte quindi, quali preziosi testamenti, le
loro commissioni e le loro ultime parole ricevettero poi tutti insieme la
bene-dizione. Un soldato tedesco separò sei compagni dai primi due
e questi, a poca distanza, furono disposti per la fucilazione. Al segnale
di fuoco caddero i primi due al grido di "morte ai tedeschi!". Successero
gli altri due che caddero con lo stesso grido. Successero gli altri, a due
a due, cadendo al grido di "Viva l'Italia"! I Sacerdoti che erano di fianco
a pochi passi impartirono un'ultima bene-dizione su quelle salme gloriose,
s'inginocchiarono e pregarono.
Era Sabato Santo: caddero eroi nel loro sangue;
fecero la loro Pasqua in Caddero, cristianamente, serenamente, fieramente.
La loro vita finiva cosi mentre sognavano ancora, mentre intravvedevano per
il loro sacrificio più vicina . |