Voltaggio

Il paese di Voltaggio fu uno dei più colpiti durante il rastrellamento della Pasqua del 1944. Dal 6 aprile divenne infatti una delle basi delle colonne nazi-fasciste che accerchiarono le formazioni della "benedicta", vide due fucilazioni, l'8  e l'11 aprile, molti dei giovani del paese  e della zone circostanti furono deportati e molte cascine e case furono date alle fiamme. I tedeschi scelsero come loro quartier generale il seminario, che fu saccheggiato e divenne sede del tribunale speciale militare con il compito di giudicare i prigionieri catturati e i renitenti, presi con la forza e l'inganno.
La mattina del 7 aprile nel giardino del seminario si trovavano 16 partigiani catturati, in attesa di essere interrogati e giudicati. Nella palazzina del Tribunale e nel cortile, vi e erano anche altri giovani del paese, consegnatisi spontaneamneti o sorpresi dai tedeschi.
Il tribunale condannò a morte 16 partigiani che erano stati catturati e che furono custoditi temporaneamnete nella caserma dei Carabinieri.

Il tenente Emilio Casalini, di 23 anni,  catturato a Passo Mezzano e fucilato a Voltaggio, di fronte all'improvvisato tribunale che lo condannò a morte disse:"Sono un ufficiale della scuola italiana e non sarà mai che io mi arrenda al nemico". Calmo e tranquillo confessò al superiore del seminario che lo vide l'ultima volta di essere orgoglioso di morire per la libertà dell'Italia.


La mattina del giorno 8 aprile, Sabato Santo, il Rettore del Seminario fu avvertito di andare a portare i conforti religiosi ai condannati. A stento ottenne di potersi intrattenere per qualche minuto in più con i giovani che venivano condotti al cimitero per essere fucilati da un plotone tedesco.
Il giorno 11 aprile si ripetè il tragico corteo con altri otto condannati; per costoro il tribunale aveva concesso ai sacerdoti solo quindici minuti di tempo, dopodiché furono anch'essi fucilati.

Chi erano le vittime

8 aprile 1944

Vincenzo Aloisi, 21 anni
Sergio Bagnasco,
19 anni
Emilio Casalini,
23 anni
Giovan Battista Conte,
19 anni
Stefano Dondero,
21 anni
Evandro ferri,
21 anni
Franco Pedemonte, 19 anni
Giacomo repetto,
19 anni

11 aprile 1944

Giovanni Agosti, 19 anni
Domenico Crocco,
19 anni
Clemente Farina,
23 anni
Alfredo Firpo,
19 anni
Alfredo Galioto,
21 anni
Giuseppe Guasti,
20 anni
Pierino Melagro,
23 anni
Guido Taddei,
24anni

Dal diario di don Pietro Zuccarino, parroco di Voltaggio nell'aprile del 1944

8 aprile. È Sabato Santo... Ma l'anima mentre gode queste gioie spirituali sente tutto il peso della barbarie nemica. C'è per il paese, terrificato e minacciato d'incendio e di sangue un movimento di macchine che portano Ufficiali e Autorità tedesche e italiane. Si prevede che deve succedere qualcosa di grave. Al dopo pranzo si preparano bene in Seminario, secondo il solito, i locali che devono ricevere la benedizione del Signore. Il Rettore ha già cominciato la cerimonia, ha benedetto i locali in alto di due camerate, quando improvvisamente viene chiamato dal Rev. Arciprete e dal Commissario Prefettizio che lo informano della decisione del Tribunale tedesco per la fucilazione di Otto partigiani e lo pregano di andare ad assisterli in quel tremendo momento.

Il Rettore sospende la benedizione della casa, depone la stola e la cotta, ed immediatamente si porta con essi in Municipio per ricevere ordini ed impetra dal Comandante la Piazza di potersi associare in quel delicato ufficio il Rev. Padre Spirituale per aver più comodità di poter esercitare meglio il suo Ministero a conforto dei giustiziandi, data la brevità del tempo loro concesso a questo scopo. A stento ottenuto questo, i due sacerdoti si avviano al Cimitero, luogo fissato per la condanna.

Passa solenne il gruppetto, degli Otto partigiani scortati dal plotone di esecuzione, dalla caserma dei carabinieri attraverso il paese. La popolazione, rinchiusa nelle case, non comprende bene, ma al passaggio dei sacerdoti intravvede che vi è qualche cosa di funereo in quel corteo ed èimpietrita dal dolore. Arrivati al Cimitero l'oltrepassano di poco e si dirigono nel campo sotto-stante. I giustiziandi sono messi in riga, con le spalle al muro del Cimitero. Pochi passi di fronte alloro si schierano Otto tedeschi armati di fucile. Più indietro assistono gli altri soldati tedeschi di scorta.

Si permette ai sacerdoti di avvicinare i giovani eroi. Il Rettore addoloratissimo fa comprendere la loro tristissima sorte e chiede se desiderano il conforto della Religione. Tutti la chiedono ardentemente. In quel supremo loro dolore come apprezzavano le gioie sante di Dio! Su tutti scese il conforto del Sangue di Cristo e le loro anime riconciliate col Signore si trovarono più pure per il loro olocausto e al bacio del Crocifisso si sentirono più forti e generosi nei loro sacrificio. Il Rettore si portò poi ai Comandante dei Plotone per implorare ancora una volta clemenza per essi, ma invano.

Raccolte quindi, quali preziosi testamenti, le loro commissioni e le loro ultime parole ricevettero poi tutti insieme la bene-dizione. Un soldato tedesco separò sei compagni dai primi due e questi, a poca distanza, furono disposti per la fucilazione. Al segnale di fuoco caddero i primi due al grido di "morte ai tedeschi!". Successero gli altri due che caddero con lo stesso grido. Successero gli altri, a due a due, cadendo al grido di "Viva l'Italia"! I Sacerdoti che erano di fianco a pochi passi impartirono un'ultima bene-dizione su quelle salme gloriose, s'inginocchiarono e pregarono.

Era Sabato Santo: caddero eroi nel loro sangue; fecero la loro Pasqua in Caddero, cristianamente, serenamente, fieramente. La loro vita finiva cosi mentre sognavano ancora, mentre intravvedevano per il loro sacrificio più vicina .