STORIA DELL'ISTITUTO |
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| Nella primavera del 1947 Giorgio Vaccarino,
esponente di spicco della Resistenza piemontese, venne a Genova per incontrarvi
Luciano Bolis che, dopo un anno di assenza successiva alla fine della guerra,
era tornato nella nostra città per assumervi, con il pieno appoggio
di Mario Cassiani Ingoni, la funzione di Segretario regionale del Partito
d'Azione ed era contemporaneamente divenuto depositario, per unanime
designazione, degli atti e documenti del CLN regionale. Scopo dell'incontro
era quello di comunicare a Bolis, compagno di idee e di partito, la decisione
presa a Torino dallo stesso Vaccarino e da altri compagni della Resistenza
appartenenti a tutti i partiti del CLN, fra i quali Franco Antonicelli, Sergio
Cotta e Matteo Sandretti, di creare un Istituto storico della Resistenza
con il fine immediato di raccogliere e ordinare la documentazione ancora
esistente relativa al periodo della lotta di Liberazione sottraendola al
rischio incombente di una sua dispersione. L'idea entusiasmò Bolis
per il suo significato non solo storico ma anche civile e umano e gli apparve
immediatamente condivisibile, aprendosi la prospettiva di una sistemazione
di quegli atti e documenti del CLN di cui a quel momento egli era depositario
e custode.
Tra il dicembre del 1947 e i primi mesi del 1948 le decisioni assunte divennero operative: la sede dell'Istituto fu stabilita presso la casa Mazzini di via Lomellini 11, anche se la sua direzione effettiva operò di fatto in un appartamento di via Roma, ove la sede del CLN si era trasferita dopo la dismissione dell'hotel Bristol, già sede del comando tedesco, nella quale all'atto della liberazione il CLN si era insediato. Il 1° maggio del 1948 Ferruccio Parri annunciò solennemente, nel corso di una manifestazione tenuta con grande concorso di folla al teatro Carlo Felice, la creazione del nuovo Istituto, il secondo costituito in Italia dopo quello piemontese, illustrandone le finalità. Nello stesso periodo, a seguito di cordiali intese intercorse con il direttore generale degli Archivi di Stato, gli atti del CLN vennero depositati, previo consenso dell'ufficio stralcio del CLN circa il loro affidamento al neocostituito Istituto, all'Archivio di Genova.
Nei primi anni della sua esistenza l'Istituto ligure si trovò ad operare in una realtà contraddistinta dalle tensioni e dai contrasti politici e sociali del periodo più acuto della guerra fredda che aveva creato contrasti e polemiche anche tra le stesse forze che avevano unitariamente partecipato alla Resistenza. Il suo ruolo, teso a valorizzare al di fuori di ogni presa di posizione politica il patrimonio ideale e culturale della lotta antifascista, gli consentì di svolgere, in nome di quei valori, un'opera di raccordo e d'intesa tra tutte le forze resistenziali, ad esempio nelle celebrazioni unitarie di cui fu promotore. Ciò gli ha permesso, anche per la qualità di personale prestigio dei suoi primi presidenti, di acquisire stima e considerazione da parte degli enti locali, qualunque ne fosse la direzione politica. Dal punto di vista delle risorse va ricordatoche l'Istituto in quel primo periodo era ancora lontano dalla pienezza delle funzioni di un vero istituto storico, essendo privo cioè di quei mezzi, fonti e competenze professionali indispensabili per ottemperare alla propria ragion d'essere istituzionale e contribuire alla ricostruzione storiografica delle vicende di un periodo cruciale della storia contemporanea. Luciano Bolis lasciò Genova e la direzione dell'Istituto nel 1953 per incarichi relativi al suo impegno federalista europeo. Negli anni successivi affluirono all'Istituto documenti e testimonianze del periodo della lotta di Liberazione, vicende su cui furono redatti molteplici volumi e saggi. In quest'opera di acquisizione all'archivio di importanti documenti, si distinse Giorgio Gimelli, giovanissimo protagonista della lotta partigiana, cui dobbiamo la compilazione di un'imponente storia della Resistenza ligure che, con senso realistico, l'autore volle chiamare "Cronache militari della Resistenza in Liguria". Quanto alle sedi di cui l'Istituto poté fruire, ad esse costantemente provvide, dopo quella già citata della casa Mazzini di via Lomellini, il Comune di Genova, con il quale l'Istituto instaurò uno stretto rapporto di collaborazione durato fino ad oggi e rinsaldatosi con tutti i sindaci succedutisi nel tempo da Adamoli e Pertusio in poi. Assegnati nel 1948 due locali situati nell'atrio di Palazzo Tursi, l'Istituto potè successivamente disporre di una sede al terzo piano del palazzo delle Torrette in via Garibaldi 14 e infine di quella recentemente inaugurata.
Scomparso l'11 gennaio 1996, Lazzaro Maria De Bernardis ha lasciato un forte rimpianto per le sue doti di umanità, di studioso e docente cattolico e di equilibrato ma deciso esponente politico. Attualmente il presidente è l'avvocato Raimondo Ricci, ex partigiano, deportato a Mauthausen, senatore.
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