Documenti dell'epoca e i testi delle relazioni della manifestazione del 21 dicembre 2000 |
La lotta dei portuali e la sinistra di oggi Lesperienza dei camalli di TIRRENO BIANCHI (console della compagnia Pietro Chiesa) "Lo sciopero continua, e anzi pare si aggravi. Ai lavoratori del porto ieri si sono uniti alcuni tramvieri, tipografi di due o tre stabilimenti, gli operai delle ditte costruttrici di via XX settembre, e qualche altro. Si parlava che dovessero scioperare anche i panattieri e i calzolai; lo sciopero di tutti gli altri lavoratori della città, per rendersi solidali con quelli del Porto". Così scrive il quotidiano Caffaro del 22 dicembre 1900. Siamo nel bel mezzo dello scontro con le autorità governative che quattro giorni prima hanno decretato lo scioglimento della Camera del Lavoro. Cosa aggiungere alla puntuale ricostruzione di quelle vicende ormai lontane che Paolo Arvati faceva su queste stesse pagine? Una sola considerazione: l'attualità delle soluzioni politiche e organizzative messe in campo dai portuali in lotta. Ce lo ricorda sovente Bruno Trentin: nel movimento storico dei lavatori convivono "due anime", due sinistre. La sinistra che prevale è quella politica, centralizzatrice e burocratica, statalista (nei suoi due progetti chiave: conquista del Governo e redistribuzione delle risorse disponibili) Ma c'è un'altra sinistra, più radicata nel sociale e che potremmo definire libertaria, espressione "di una domanda di libertà, di socializzazione dei poteri e delle conoscenze, innanzitutto nei luoghi di produzione". Buona parte del secolo ha visto questa seconda sinistra soccombere alle logiche di potere. Ma, nel movimento dei portuali (i carbunè), sono i suoi principi a far sì che "la cittadella del carbone" si trasformicome è stato dettonella "cittadella della democrazia". Nel 1969, Vico Paggi e Luigi Squarzina mettono in scena la vicenda in un'opera teatrale intitolata appunto. Cinque giorni al porto. Nella Parte Prima si immagina lo scontro verbale tra il Prefetto Garroni e un operaio, Ludovico Calda. Le parole di quest'ultimo tratteggiano perfettamente lo spirito che anima gli scioperanti: "gli operai sono merce. E non vogliono esserlo più. Per questo si associano. Per questo scioperano. E ne hanno diritto". Una lezione da tenere ben presente; non meno di quanto scriveva Luigi Einaudi, nel gennaio 1901, a margine della vicenda genovese: chi non riconosce la legittimità e la necessità delle libere associazioni operaie è "un uomo mezzo tra l'antiliberale ed il socialista di Stato". Dunque, una questione di democrazia. Questo il commento che ci preme fare. Oggi assistiamo a un crescente aggravamento del deficit di democrazia nella nostra società. L'attacco è duplice: da un lato, la tecnocrazia che consegna ogni potere al presunto esperto; dall'altro il populismo che, fingendo di rapportarsi direttamente alla voce dei cittadini, volge la demagogia a strumento per la conquista di un potere incontrollato. Taluno parla di videocrazia e di sondaggiocrazia. La sinistra burocratica, ormai sempre più flebile e impalpabile, non è in grado di opporre la benché minima resistenza E noi liguri lo stiamo registrando proprio in casa nostra. |
Sciopero, centanni da ricordare di NADIA CAMPINI DOMENICA 23 dicembre 1900, gli operai occupano il Carlo Felice per festeggiare la ricostituzione della Camera del lavoro sciolta cinque giorni prima. Giovedì 21 dicembre 2000 il Carlo Felice ricostruito ospita un manifestazione con il segretario generale della Cgil Sergio Cofferati per ricordare quelle cinque giornate di un secolo fa, quando a Genova prese corpo il primo sciopero generale in difesa della libertà sindacale. «Con quellatto repressivo ricorda il segretario attuale della Camera del Lavoro, Mauro Passalacqua si era voluto colpire a fondo la nascente organizzazione dei lavoratori, pronta a scendere in piazza. Lo sciopero fu un evento di grande rilevanza politica, che provocò la caduta del governo Saracco e lavvento del governo Giolitti.» Per analizzare gli effetti di quelle scelte e per ricordare quei momenti così particolari della storia genovese interverranno nel foyer del Carlo Felice, oltre a Cofferati, Passalacqua e al segretario della Cgil ligure Guzzonato, anche il senatore Raimondo Ricci, lo storico Adolfo Pepe e il presidente dellIstituto sindacale di cooperazione allo sviluppo Gianni Italia. «Vogliamo fare una ricostruzione storica spiega Guzzonato ma vogliamo anche attualizzare alcuni elementi fondamentali che caratterizzano lesperienza delle camere del lavoro, messe in ombra nel periodo dellesplosione fordista, legata alle contrattazioni per categoria, e ora di nuovo venute alla luce, a fronte della frantumazione del mondo del lavoro, che costringe a interrogarsi di nuovo sulla possibilità di inventare un modello di contrattazione basato sul territorio». E al territorio è profondamente radicata la struttura della Camera del Lavoro, che ai primi del secolo era diventata lultimo bastione di resistenza contro lautoritarismo del governo Saracco. Il 18 dicembre del 1900 il prefetto Camillo Garroni, per annientare questo bastione, aveva ordinato la chiusura della Camera del Lavoro, ufficialmente per motivi di ordine pubblico. Il 19 dicembre il decreto venne notificato ai due segretari, Alessandro Buratti e Ricciotti Leoni, e il giorno dopo gli operai del porto gli operai del porto sospesero il lavoro, con tutti gli altri lo sciopero coinvolse 20.000 persone, lo sciopero proseguì e riuscì a piegare il governo. Il 23 dicembre in un grande comizio al teatro Carlo Felice Pietro Chiesa affermò «Lo sciopero di Genova resterà famoso e farà epoca negli annali dei lavoratori di tutto il mondo per la grandezza, la solennità e la serietà della dimostrazione». «I criteri di fondo di quella battaglia furono la libertà e la difesa dei diritti commenta Mauro Guzzonato nello spirito e nella cultura di questa città cè un filo rosso che lega quegli avvenimenti alla resistenza ai fatti del 1960, nel Dna della città cè una vocazione alla libertà che va salvaguardata ed è anche a questo spirito che ci rifacciamo con la manifestazione del Carlo Felice». Lo sciopero di Genova segnò così la fine del governo reazionario. Il governo Saracco, come ricorda nella sua analisi il sociologo Paolo Arvati, cadde proprio al termine del dibattito parlamentare che ebbe come oggetto il comportamento delle autorità governative nello scioglimento della Camera del lavoro. Il 4 febbraio 1901 Giolitti pronunciò un discorso che passò alla storia come un vero e proprio programma di governo, a Saracco succedette così Zanardelli, che nominò ministro degli interni proprio Giolitti. Da Genova partì così tutto il movimento contro la reazione. E proprio rifacendosi a quellidentità, l sindacato lavora anche per il G8. «Stiamo pensando ad uniniziativa del movimento sindacale internazionale sul lavoro minorile spiega Passalacqua non sappiamo ancora se riusciremo a farcela, ma ci stiamo lavorando». |