Cravasco |
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| Quale rappresaglia per l'uccisione di nove
tedeschi - caduti il 22 Marzo a Cravasco in uno scontro coi partigiani della
Brigata "Balilla" al comando di "Battista" (Angelo Scala) - la notte del
23 Marzo i nazifascisti prelevarono da Marassi 20 detenuti politici e, caricatili
ammanettati su di un autocarro, li trasportarono a Isoverde. Lungo il tragitto
due prigionieri riuscirono a fuggire. Gli altri diciotto vennero avviati
a piedi sino a Cravasco dove, nelle vicinanze del cimitero, furono fucilati.
Il partigiano Arrigo (Franco) Diodati, colpito con
gli altri compagni, riuscì miracolosamente a salvarsi La documentazione su questo tragico evento conservata presso l'Istituto per la Storia della Resistenza di Genova, risulta particolarmente abbondante e di grande valore, perché arricchita, caso eccezionale, dalla testimonianza di un sopravvissuto, che ha ricostruito l'accaduto sia allora, sia in commemorazioni successive nel corso degli anni, sia in un'intervista del 1995 il cui testo si trova presso l'archivio dell'Istituto. |
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Come detto in precedenza, uno scontro a fuoco
avvenuto il 22 marzo 1945 tra una decina di partigiani della brigata volante
"Balilla", esperti in tattiche di guerriglia, e nove tedeschi, caduti
nell'imboscata, si concluse con la sconfitta e la morte di questi ultimi.
Nonostante questo fosse un episodio di guerra, e nonostante la direttiva
dell'Obergruppenfuehrer Karl Wolf, emanata dieci giorni prima, in
cui si ordinava, essendo ormai evidente l'approssimarsi della fine del conflitto,
di astenersi dal compiere stragi, venne ordinata la rappresaglia. Furono
così prelevati dal carcere di Marassi quindici detenuti politici,
cui si aggiunsero altri cinque fatti uscire dall'infermeria dove erano stati
ricoverati per gravi ferite in seguito allo sfortunato tentativo di liberare
un compagno gappista, Masnata, dall'ospedale di San Martino . I venti prigionieri
avevano capito cosa li attendeva per il fatto che erano stati svegliati in
piena notte e che non gli avevano fatto portare nulla con sé, anzi
all'ultimo gli avevano fatto togliere cappotti e persino giacche. In catene,
vennero fatti salire su un camion coperto con un telo militare, come
testimoniarono alcune suore della Val d'Aveto che si trovavano davanti al
carcere, mandate dal fratello di Diodati (che era in prigione da tre mesi),
Wladimiro, per proporre uno scambio di prigionieri.
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Il camion andò in direzione di Rivarolo e poi verso Pontedecimo. I prigionieri, individuarono il percorso e abbandonarono le ultime speranze di essere portati a Milano, per uno scambio di prigionieri o per l'avvio a un campo di concentramento. Discutendo con grande forza d'animo del destino ormai inevitabile, decisero di provare a salvare almeno qualcuno di loro, che potesse testimoniare l'accaduto, e infatti riuscirono a farne fuggire due che, all'altezza di Certosa, in una curva si buttarono da uno squarcio nel telone mentre gli altri li coprivano. Arrivati a Isoverde, vennero fatti scendere e avviati su un lungo e faticoso cammino. Ad uno dei feriti, "Tino" Quartini, era stata amputata una gamba, e le SS avevano gettato via le sue stampelle, perciò i compagni dovettero portarlo su per il sentiero, anche se con grande fatica e dolore, per poter morire insieme. |
Diodati ha testimoniato di uno stato d'animo, da parte di tutti, sereno, coraggioso e a momenti quasi esaltato dall'amicizia e dalla comunanza della stessa sorte, che li sostenne fino all'ultimo, quando furono fucilati dietro il muro del cimitero di Cravasco, a cinquanta passi da dove erano caduti i nove tedeschi, e nello stesso punto in cui, in un crescendo di violenza e di vendetta cui solo la Liberazione metterà fine, furono fucilati trentasei nazi-fascisti nella controrappresaglia del 4 Aprile.
Chi erano i fucilati
| Oscar Antibo, 36 anni, nato a Savona,
operaio della "Ferrania", appartenente alla 5^ Brigata della Divisione
Garibaldina "Bevilacqua". Fu catturato il 26 novembre 1944. Giovanni Bellegrandi (Annibale), 26 anni, ingegnere di Brescia, Sottotenente della Divisione "Centauro" dopo l'8 settembre entrò nell'organizzazione "OTTO". A Gennaio del 1944 giunse in Liguria, dal mare, su un mezzo alleato con il compito di addestrare i partigiani all'uso di armi e materiale lanciato dagli aerei angloamericani. Rischiando più volte l'arresto, Bellegrandi riuscì con molte difficoltà a mantenere i contatti e a organizzare diverse azioni. Venne arresato il 19 gennaio 1945 dalle SS, condotto alla Casa dello Studente e torturato. Pietro Bernardi, 35 anni, nato a Duermens (Germania), appartenente alla Brigata SAP "Jori". Orlando Bianchi (Orlandini), 45 anni, era nato a Genova. Membro del CLN di Uscio e del CMRL (comando militare regione Liguria). Fu arrestato dalle SS a Genova nel dicembre 1944 . Virginio Bignotti (Franchi), biellese di 57 anni, ex maggiore dell'esercito, esperto militare del comando SAP. Arrestato insieme ad Arrigo Diodati nella sede clandestina del comando SAP il 27/12/1944 Cesare Bo (Emilio), 21 anni, originario di Genova Sampierdarena. Impiegato allo stabilimento elettrotecnico di Campi apparteneva alla brigata SAP "Buranello". Fu arrestato il 15/12/1944 . |
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Pietro Boldo (Pierin) 31 anni di Nizza
Monferrato. Appartenente alla brigata SAP "Alpron" venne arrestato dalle
Brigate Nere l'8/1/1945 nella sua abitazione a Sestri Ponente e tradotto
alla "Casa dello studente" dove fu torturato.
Giulio Campi (Cesare) 54 anni, di La Spezia. Capo reparto dello
stabilimento Vittoria-Ansaldo e codirettore dell'ufficio aviolanci del CMRL.
Arrestato dalle SS nel dicembre 1944.
Gustavo Capito' (Fermo), 48 anni, di La Spezia, Ten. Col. di Stato
Maggiore, dopo l'8 settembre consulente del comando militare del CLN di Savona,
quindi capo del servizio informazioni del CMRL. AFu arestato a Genova il
16/12/1944, poi tradotto alla "Casa dello studente" e torturato.
Giovanni Caru', 33 anni nato a Farno (Varese) il 22/12/1912. Operava
nelle brigate SAP del centro.
Cesare Dattilo (Oscar) 24 anni, di Cogoleto. Meccanico aggiustatore
alla "San Giorgio". Sfuggito al rastrellamento del 16 Giugno, salì
in montagna e divenne comandante della brigata d'assalto "Buranello" della
divisione garibaldina "Mingo". Catturato a Sassello il 9/12/1944, fu tradotto
alla "Casa dello studente" e torturato.
Giacomo Goso, 50 anni, di Bardineto, laureato in legge; Operante nel
savonese fu arrestato a Savona il 13/12/1944, poi tradotto con Capitò
e Nicola Panevino alla "Casa dello studente".
Giuseppe Maliverni 20 anni, di Rivarolo. Disegnatore; membro dei GAP
di Sampierdarena, raggiunse le formazioni della III brigata Liguria che
subì pesantemente il rastrellamento della Benedicta. Riuscito a sfuggire
all'accerchiamento Maliverni tornò in città e divenne vice
comandante della brigata SAP "Buranello". Arrestato dalle Brigate Nere nel
gennaio 1945, venne tradotto alla "Casa dello studente" e torturato.
Nicola Panevino 35 anni, di Carbone (Potenza), giudice presso il tribunale
di Savona. Membro del CLN di Savona e appartenente alla brigata GL "Savona",
che prenderà poi il nome di brigata "N. Panevino". Arrestato a Savona
il 14/12/1944, fu incarcerato a Marassi e torturato per diversi giorni alla
"Casa dello studente".
Renato Quartini (Tino) 21 anni, originario di Ronco Scrivia, disegnatore
all'Ansaldo. Militante dei GAP, comandante delle Squadre d'azione del Fronte
della Gioventù, guidò l'azione per liberare il gapista G. Masnata,
ferito e piantonato all'ospedale di San Martino. L'azione fallì e
in uno scontro con i "Risoluti" della X Mas di San Fruttuoso, Quartini venne
ferito ad una gamba. Arrestato e trasportato all'ospedale, subì
l'amputazione dell'arto e in seguito tradotto nelle carceri di Marassi. Insignito
di Medagia d'oro al valor militare.
Bruno Riberti 18 anni, di Migliarino (Ferrara). Appartenente alla
brigata SAP "Jori", partecipò con Quartini all'azione per liberare
Masnata e nello scontro fu ferito gravemente allo stomaco. Arrestato, venne
condotto all'ospedale di San Martino e in seguito al carcere di Marassi.
Ernesto Salvestrini (Amilcare) 22 anni, di Marina di Massa. Studente
Fu arrestato durante una missione a Nervi.

Arrigo
Diodati (Franco) Nato a La Spezia il 25/5/1926 da genitori antifascisti.
Nel 1937 la famiglia andò in esilio in Francia dove entrò in
contatto con gli ambienti antifascisti e, dopo l'invasione del paese da parte
della Germania, col movimento clandestino. Nel 1943 Diodati rientrò
in Italia, prima a La Spezia e poi a Genova, per partecipare direttamente
alla lotta contro i nazi-fascisti nel Fronte della Gioventù. Diventò
vice commissario politico delle brigate SAP di Genova. Arrestato verso la
fine del 1944, torturato alla "Casa dello studente" e imprigionato a Marassi,
fu prelevato il 23 Marzo 1945 per esser fucilato insieme ad altri diciannove
patrioti. Scampato all'eccidio, raggiunge le formazioni partigiane nella
zona di Voltaggio (brigata "Pio", divisione "Mingo") e partecipò alla
liberazione di Genova.
Dalla sua testimonianza:
...Arriviamo, e, mentre un primo gruppo di compagni
viene schierato contro un monticello, noi, che siamo rimasti indietro, assistiamo
al loro massacro. Come sono tutti calmi e sereni i nostri compagni! Li guardiamo
per l'ultima volta mentre con forza risuonano le loro ultime parole: "Viva
l'Italia libe-ra!". Dei colpi secchi ed essi cadono. Subito dopo i due
marescialli delle S.S. che ci hanno accompagnati, si avvicinano a loro, e
con rabbia li finiscono uno per uno con dei colpi nella faccia. Siamo fieri
di come sono caduti, mentre pensiamo a ciò ci apprestiamo ad imitarli.
Veniamo allineati un po' più lontano. È strano come a due minuti
dalla morte, tutto sembri normale e nulla ci impressioni. |