Giovedì 1° Febbraio 1945 il
quotidiano "Il Lavoro" pubblicò la notizia dell'esecuzione della
condanna a morte di sei persone.
Si è riunito nei giorni scorsi nella nostra
città (il 29.1.1945 a Palazzo Ducale, n.d.r.) il Tribunale Militare
Straordinario del 210° Comando Regionale Militare per giudicare certi
Federico Vinelli, Angelo Gazzo, Pietro Pinetto, Alfredo Formenti, Luigi Riva,
Pietro Silvestri, Salvatore Rizzo e Michele Grossi, imputati di intelligenza
con il nemico (...). Il Tribunale Militare Straordinario ha svolto il dibattito
producendo schiaccianti provecontro gli accusati, presenti in stato di
detenzione. Sono stati sentiti numerosi testi. Il Pubblico Ministero ha chiesto
la pena di morte per tutti gli imputati. (...) Dopo la difesa, il Tribunale
ha emesso la sentenza , condannando alla pena di morte con fucilazione nella
schiena il Vinelli, il Gazzo, il Pinetto, il Formenti, il riva, e il Silvestri.
Per gli imputati Grossi e Rizza il Tribunale si è dichiarato incompetente
a giudicare (..). I condannati a morte sono stati giustiziati all'alba di
stamani". |
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La zona scelta per l'esecuzione si trova sulle alture di Genova e fa parte
del complesso di antiche fortificazioni costruite per proteggere a Nord la
città.
All'alba del 1° Febbario i sei condannati,
rinchiusi nella IV sezione del carcere di Marassi, furono prelevati e condotti
su automezzi verso le alture della città. Il reparto delle Brigate
Nere, incaricato dell'esecuzione, si diresse verso la zona del Forte
Castellaccio, area militare interdetta ai civili. Quale luogo per l'esecuzione
venne scelto il piccolo prato sotto il vecchio ponte levatoio, dove i fascisti
collocarono le sei sedie, prelevate nella chiesa del vicino convento delle
Suore Crocifisse, per farvi sedere i condannati destinati alla fucilazione
alla schiena.
Chi erano i sei condannati
Sabatino di Nello, (Pietro Silvesti), 31 anni, originario dell'Aquila.
Comandante del distaccamento "M. Bonaria" della divisione "Mingo", operante
nella zona di Cassinelle. Di Nello, conosciuto anche durante il processo
come Pietro Silvestri, non svelò il suo vero nome sino al momento
dell'esecuzione. Di Nello venne condannato alla fucilazione al petto peri
seguenti capi di imputazione: banda armata e uso di armi contro la RSI,
inquadramento nel reparto da lui comandato di polacchi e russi fuggiti dai
campi di concentramento, atti di guerra contro membri della RSI e tedeschi.
Soltanto al momento della lettura della sentenza, davanti al plotone di
esecuzione, Di Nello svelò il suo vero nome riconoscendosi colpevole
dei reati ascritti a Pietro Silvestri, nome da lui usato sino a quel
momento.
Vinelli Federico (Ala-Seri), 23 anni, macchinista navale, si unì
alle forze partigiane nel giugno del 1944 raggiungendo le formazioni operanti
nella zona di Nizza Monferrato (Asti). Ricoprì la carica di vice
comandante della 98° Brigata di polizia partigiana della VIII divisione
garibaldina "Asti". Durante un rasterllamento dei nazi-fascisti, nell'inverno
del 1944, Vinelli riuscì a fuggire verso Genova, dove ricercato, fu
catturato dalla polizia fascista in seguito a delazione il 23 gennaio 1945
a S.Fruttuoso. Il processo a suo carico si svolse a Palazzo Ducale e
si concluse con la condanna a morte per fucilazione.
Luigi Achille Riva (Foce), 24 anni, di professione panettiere, era
un militare del 59° reggimento Fanteria, reduce dalla Russia. l'8 settembre
1943 Riva si trovava a Torino e a seguito dell'annunciato armistizio si
recò a Genova, entrando a far parte prima del movimento clandestino
della Val Bisagno e in seguito della Brigata "G. Jori". Pur essendo ricercato
dalla polizia fascitsa nel dicembre del 1944 si recò a Genova dove,
a seguito dell'inganno di alcuni conoscenti che gli avevano offerto asilo
nella loro casa, venne arrestato, tradotto nella caserma di S.Fruttuoso e
poi in Questura. Anche Riva fu processato a Palazzo Ducale.
Alfredo Formenti (Brodo), 47 anni di professione meccanico modellista.
Nato a Verona era conosciuto dalla polizia quale militante comunista e membro
del Soccorso Rosso. Sorvegliato politico, più volte fermato , dopo
l'8 settembre, si dedicò alla diffusione della stampa clandestina
e venne delegato dal Coomando Regionale Ligure quale capo settore delle
formazioni partigiane di Sampierdarena. Formenti venne catturato in un bar
di Sampierdarena dalle Brigate Nere e fu condotto al comando di Forte San
Nazaro e alla Casa dello Studente, dove venne torturato, prima del processo
che ne decretò la condanna a morte.
Piero Pinetti (Boris), 20 anni, lavorava come meccanico all'Ansaldo di
Sampierdarena. Membro del PCI divenne vice-comandante della 157° brigata
GAribaldi SAP, poi bribata "Guglielmetti", operante in Val Bisagno. Il giorno
11 gennaio 1945 Pinetti venne arrestato, da militi della X MAS, in seguito
ad un falso appuntamento organizzato da una spia con il pretesto di rifornire
di armi la sua brigata. Detenuto al carcere di Marassi sino al 29 gennaio,
giorno del processo che si concluse con la sua condanna a morte. Pinetti
venne decorato con la medaglia d'argento al V.M.
Angelo Gazzo (Falco), nato a Mignanego (Genova) nel 1901, lavoratore
del porto e partigiano della brigata SAP "Casalini" dall'ottobre del 1944.
Gazzo venne arrestato il 1° gennaio del 1945 e processato con gli altri
a Palazzo Ducale. Oggi la via dove abitava nel piccolo paese di Mignanego,
nell'immediato entroterra genovese, porta il suo nome.
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Piero Pinetti |
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Il racconto di un testimone
Quel mattino una nebbia fitta e densa pemetteva di vedere a pochi metri di
distanza; erano circa le 6 quando fui svegliata da alcuni colpi battuti alla
porta di casa, lo chalet, ora dmolito della gUradia di Finanza, situato al
bivio del parco municipale proprio sotto la strada e a a non più di
cinquanta metri dall'ingresso del forte Castellaccio: erano Brigate Nere
che volevano sapere dove fosse l'ingresso del forte. Mi portai sulla strada
per indicar loro l'ingresso e notai che vi erano alcuni automezzi fermi con
il motore acceso , infatti invertirono subito il senso di marcia e ridiscesero.
Circa un'ora e mezza dopo, come di consueto mi avvia per la strada per recarmi
al lavoro; ma giunta all'ultima curva del ponte lavatoio, venni fermayta
dalle "brigate nere" e invitata a tornare indietro. Mentre discutevo con
costoro per vedere se era possibile che mi fosse permesso di passare e
proseguire, le grida di un giovane, che invocava la mamma, mi fecero ammutolitere
e trasalire; subito dopo, alcune raffiche di mitra soffocarono quelle
invocazioni. I colpi isolati che seguirono furono più eloquenti per
farmi capirecosa stava succedendo. Non contai più il tempo, quando
mi fecero proseguire, i fascisti stavano caricando le casse funebri, che
avevano allineato ai margini della strada, sul terrapieno situato sotto il
ponte.. (Ida Folli) |
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