Bornasco

All'inizio del 1945 le carceri di Genova erano stracolme di prigionieri politici. Per questo molte azioni da parte delle formazioni partigiane miravano a fare il maggior numero possibile di prigionieri, in modo da poter avviare le trattative per scambi che permettessero la liberazione di alcuni di essi. Approssimandosi la fine della guerra con la disfatta dei nazifascisti, ci si preoccupava sempre più della sorte dei detenuti nelle loro mani, temendo l'uso di essi come ostaggi o addirittura la loro diretta eliminazione per semplice vendetta o scoppi di furore nella drammaticità dei momenti finali.

Il CLN ligure si era attivato , mosso da questa preoccupazione, e aveva ottenuto che la Curia intervenisse presso il generale Rauf, comandante delle SS nell' Italia settentrionale, per avviare lo scambio dei prigionieri politici di Marassi coi tedeschi prigionieri dei partigiani della VI zona. Per questo era stata inviata da monsignor Siri a Engel, comandante delle SS a Genova, la lista dei prigionieri con la raccomandazione di non farli partire; ma si era oramai al 23 aprile e la situazione stava precipitando. C'era stata qualche aspettativa di un'azione, interna ed esterna al carcere, per liberare i detenuti nella notte del 22, ma poi nulla era accaduto. Quando i nazifascisti, fallita ogni trattativa per ritirarsi con l'esercito in armi oltre l'Appennino per attestarsi sulla linea del Po, decisero di abbandonare la città già in rivolta, uno degli ultimi convogli a partire, nel pomeriggio del 23, caricò su una corriera 25 prigionieri. Erano stati prelevati dalla IV sezione di Marassi, erano in condizioni fisiche precarie per la lunga detenzione e le sevizie. ed alcuni di essi erano tra i principali esponenti del movimento di liberazione ligure.

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Il generale Cesare Rossi, comandante del CMRL (Comando miliatre Regionale Ligure)

Particolarmente meticolosa fu la cura con cui le guardie provvidero a incatenare i prigionieri a due a due e a stringere molto strettamente i polsi. Appare, nel racconto di tutta la vicenda fatto dai superstiti, il solito accollare, da parte dei guardiani, le responsabilità alle gerarchie superiori, e la distinzione tra chi ubbidiva per paura di punizioni, chi pur ubbidendo trovava qualche modo di intervenire con maggiore umanità, chi trovava anche il modo di opporsi perlomeno agli ordini estemporanei e illegittimi, e chi eseguiva con aggiunta di personale sadismo. Ai prigionieri era stato detto che sarebbero stati condotti a Milano per proseguire poi per il campo di concentramento di Bolzano. Presero posto sulla corriera insieme all'autista italiano e sette SS ucraine, al comando del maresciallo lettone Keners. In altre vetture presero posto funzionari e militari, italiani e tedeschi, tra cui il maresciallo delle SS Lasner, e l'interprete della sezione politica di Marassi, Luzzatto. Al posto di blocco della Camionale si formò il convoglio con altri tedeschi e loro collaboratori italiani e salì sulla corriera il famigerato tenente Schlesiers, che fece un discorso dal quale i detenuti capirono che in realtà erano stati prelevati per fare da scudo, con la funzione di scongiurare azioni dei partigiani e che sarebbero stati sacrificati al primo segnale di pericolo

Dopo varie soste e disavventure, nei pressi di Bornasco, dopo Pavia, il convoglio venne avvistato da aerei alleati a bassa quota, che cominciarono a mitragliare centrando l'autocarro in testa alla colonna. Tutti gli uomini della scorta erano immediatamente scesi e si erano buttati nel fosso a lato della strada, non senza però aver prima intimato ai prigionieri incatenati di non muoversi, tirando anche una raffica in aria. A questo punto Pieragostini e Ponte, legati assieme, decisero di provare a fuggire e si buttarono giù dall'auto, ma vennero subito falciati dai colpi di un sergente SS. Gli altri, chiusi nel veicolo, subirono i colpi dell'aereo, che questa volta centrò la corriera, uccidendone quattro. I superstiti (che erano riusciti già da prima a slegarsi), si buttarono fuori e fuggirono, approfittando del fatto che la scorta stava rintanata nel fosso sotto la gragnola dei colpi. I più giovani e veloci riuscirono a mettere una buona distanza tra sé e le guardie. Gli altri invece ,tra cui un ferito, furono raggiunti dalla scorta e dai cani, e solo l'intervento del maresciallo Keners impedì al sergente, che già aveva ucciso Pieragostini e Ponte, di ucciderli sul posto, adducendo il motivo che l'ordine era di portarli a Milano. Ne nacque una discussione, e intanto quattro dei prigionieri, che erano rimasti feriti, vennero sistemati all'interno di un'osteria, gli altri sei nel cortile, con una sola sentinella che, pur dichiarandosi cattolica e antinazista, dichiarò che non li avrebbe lasciati fuggire e che avrebbe eseguito fino in fondo l'ordine ricevuto. Le altre SS erano intente a ricuperare la corriera, dovevano liberarla dei quattro corpi massacrati che conteneva, e che andavano ad unirsi ai due caduti in mezzo ai campi, e ripararla per ripartire (l'autista era fuggito).

Raffaele Pieragostini

Nella notte, il maresciallo Keners, che era riuscito a imporre il suo punto di vista, liberò le mani dei detenuti, facendosi promettere che non avrebbero tentato di fuggire, affinché, in caso di un altro attacco aereo, potessero ripararsi come gli altri. Alle 6 del mattino venivano così rinchiusi a San Vittore. Alle 14 e trenta vennero chiamati, ma, invece di essere avviati a Bolzano come credevano, si trovarono di fronte un rappresentante dell' Auxilium genovese, che comunicò loro che erano liberi, e li fece uscire su un'ambulanza della Croce Rossa. Questi infatti, già il 24 aprile si era recato a Milano con la lettera di Siri, cui avevano aggiunto i nomi dei prelevati il giorno prima, aveva ottenuto di parlare con Rauf, e l'aveva convinto della liberazione, dapprima solo dei feriti, e infine di tutti gli scampati all'eccidio. Anche i fuggiaschi riuscirono fortunosamente ad arrivare a Milano, tranne uno che aveva preferito dirigersi verso Genova. La mattina del 27, i superstiti vollero tornare subito a Bornasco a ritrovsre i compagni caduti e, insieme al segretario del Comando militare regionale ligure , procedettero al riconoscimento delle salme, mentre altri ancora riuscirono ad arrivare nel pomeriggio; il 4 maggio infine i resti venivano trasportati a Genova dove era stata allestita la camera ardente in una sala di palazzo Ducale .

Renato Negri

Chi erano i caduti

Renato Negri , Ispettore militare delle formazioni Giustizia e Libertà Partigiano con nome di battaglia "Napoli"
Rinaldo Ponte, comandante dei GAP
Raffaele Pieragostini, comandante per la Liguria delle Brigate Garibaldine, membro del Comando militare regionale ligure e del Triumvirato insurrezionale del partito comunista
Gen. Cesare Rossi comandante del Comando militare regionale ligure Magg.
Giovanni Battista Stallo membro dell'organizzazione "Franchi"
Un Patriota conosciuto con il nome di battaglia "Napoli"